Pillole Di Storia: Ferdinando II, Sovrano “Semplice”

Pillole Di Storia: Ferdinando II, Sovrano “Semplice”

Ferdinando II di Borbone è generalmente ricordato come un sovrano autoritario, determinato ed instancabile promotore di innovazioni, sia in ambito politico che in quello tecnico. Ne è prova significativa la realizzazione della Napoli-Portici, inaugurata nel 1839, prima linea ferroviaria della penisola italiana, espressione di una chiara volontà di modernizzazione dello Stato.

Meno conosciuto, ma altrettanto rilevante, era il suo stile di vita semplice e il desiderio di mantenere un contatto diretto con il popolo. Amava presentarsi tra i sudditi senza eccessive formalità, instaurando un rapporto immediato che contribuì a rafforzarne il consenso e l’immagine di sovrano presente e coinvolto.

Secondo quanto riferito da Harold Acton ne ‘Gli ultimi Borboni di Napoli’, nell’ottobre del 1852 Ferdinando II diede inizio alle grandi manovre militari in Calabria, effettuando personalmente un giro di ispezione. In quell’occasione rifiutò di alloggiare in dimore private, nonostante la nota ospitalità dell’aristocrazia locale, preferendo soluzioni assai più modeste: «Quando non poteva alloggiare presso il locale intendente, Ferdinando chiedeva ospitalità a qualche istituto religioso e spesso si sarebbe detto che provasse una perversa gioia facendo sosta in luoghi mal preparati a riceverlo, forse perché ciò gli permetteva di gettare un’occhiata in esistenze tanto dissimili dalla sua.»

Il Sovrano dormiva poche ore per notte e riprendeva presto le sue attività, come spinto da un’energia inesauribile. Le giornate iniziavano con udienze pubbliche e private durante le quali, con grande rapidità, concedeva favori, sussidi e provvedimenti di clemenza.

Si narra che, in un’occasione, volle recarsi a Mongiana contro il parere generale, affrontando un percorso considerato impraticabile. “Sapete che io mi spezzo, ma non mi piego”, avrebbe affermato. Il viaggio ebbe però un esito problematico: la carrozza rimase bloccata nella sabbia di un fiume e, quando il Re ordinò al postiglione di spronare i cavalli, questi si imbizzarrirono scalciando con forza e danneggiando ulteriormente la vettura.

Ferdinando fu così costretto a interrompere il viaggio e a fermarsi per la notte a Pizzo. Nonostante fosse stato predisposto un alloggio adeguato al suo rango, preferì soggiornare in un piccolo convento presso la Chiesa di San Francesco di Paola. Il pasto fu servito su tavole semplici, in un corridoio poco illuminato, poiché mancava un refettorio. Molti membri del seguito dovettero dormire su materassi stesi a terra, esposti a forti correnti d’aria.

Racconta Acton: «L’indomani la comitiva riprese il viaggio con carrozze più leggere; il Re aveva preso posto in un piccolo phaeton, con accanto il figlio e alle spalle il valletto Galizia. A mezzogiorno, quando Ferdinando chiese che cosa avesse portato per colazione, il Galizia trasse fuori due polli; ma, ahimè, s’era dimenticato il pane. “Non fa nulla” disse il monarca, e mandò un ufficiale a prendere due “pani di munizione”. Il pane giunse, ma il Re, notando come il principino mangiasse soltanto il pollo, domando: “Né Ciccí, tu magni senza pane?”. Il ragazzo si lagnò che era duro e muffito. “Magnatello, e l’avarrissi siempe! ‘O magnano i surdati, che sono meglio ‘e nui.”

[…] A Bagnara il Re volle scendere nell’unica locanda e quando la moglie del proprietario gli offerse le più belle lenzuola che avesse, protestò: “Questa non è la biancheria che dai a tutti i passeggieri: no, no, io voglio roba ordinaria; devi trattarmi come tutti gli altri.” Una volta cambiate le lenzuola, disse: “Così mi piace, questi sono i più bei giorni della mia vita.” Ancora nel 1860, il locandiere mostrava con orgoglio ai viaggiatori l’umile camera in cui aveva dormito il Re.»